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Il ruolo dell'ambiente nella trasmissione di microrganismi multiresistenti in ambienti ospedalieri

  • 13.10.2020

Il ruolo dell’ambiente nella trasmissione di microrganismi multiresistenti negli ospedali è ormai da tempo oggetto di studio e ricerca, dato l’aumento, negli ultimi anni, dell’incidenza delle infezioni nosocomiali. In particolare, numerosi studi scientifici dimostrano che le superfici ambientali ospedaliere giocano un ruolo preminente nella contaminazione, persistenza e diffusione di molteplici microrganismi, diventando così un serbatoio persistente di agenti patogeni nell’ambito delle strutture sanitarie (1).

I microrganismi infettanti che contaminano gli ambienti ospedalieri sono molteplici; tra essi si sono evoluti ceppi capaci di resistere alla maggior parte degli antibiotici ad oggi disponibili, sfuggendo così all’efficacia del trattamento terapeutico attuato dal personale medico.

Tra i batteri multiresistenti, i maggiori responsabili delle infezioni nosocomiali sono i batteri Gram negativi: Escherichia Coli, la cui percentuale di resistenza alle cefalosporine è del 30%, Klebsiella (60%) e Acinetobacter baumanii, di cui più della metà dei ceppi è resistente a diverse categorie di antibiotici. Nella contaminazione in ambito ospedaliero rivestono altresì notevole importanza i batteri Gram positivi come Staphyloccocus aureus meticillina resistente (MRSA), l’Enterococcus spp. vancomicina resistente (VRE), l’Actinobacter spp. e Clostridium difficile insieme anche ad agenti virali come per esempio il Norovirus.

In Italia la probabilità di contrarre un’infezione nosocomiale durante un ricovero ospedaliero è del’6% (2), con un range di casi che varia tra 450.000 e 700.000 ogni anno (3), di cui si stimano circa 7.800 decessi all’anno per infezioni acquisite nei nosocomi.

Questi dati collocano il nostro paese al primo posto di una classifica che descrive il carico di infezioni nosocomiali in Europa, precisando che la gravità del primato riguarda microrganismi resistenti alla maggior parte degli antibiotici.

Sono molteplici i fattori che concorrono alla trasmissione di questi elementi patogeni: la loro capacità di colonizzare le superfici inanimate ed i pazienti (Actinobacter spp., MRSA, VRE, Clostridium difficile) e anche, in via transitoria, le mani degli operatori; la bassa dose infettante (in particolare del Clostridium difficile, Norovirus); la sopravvivenza del microrganismo nell’ambiente per lunghi periodi di tempo, a volte anche mesi, mantenendo la propria capacità infettante e/o virulenta e, in ultimo (ma non certo per importanza) la resistenza ai disinfettanti utilizzati per l’igienizzazione negli ospedali (4).

Oggi il contrasto alla contaminazione superficiale degli ambienti ospedalieri è eseguito mediante l’utilizzo di composti detergenti o disinfettanti chimici, i quali, tuttavia, mostrano una limitata efficacia causando inoltre un impatto ambientale non trascurabile. È ormai accertata la capacità di diversi disinfettanti di selezionare ceppi microbici resistenti al disinfettante stesso (5); nonostante l’efficacia di questi reagenti sia ancora sufficientemente valida (ma mai al 100%) nell’abbattimento dei patogeni di superficie, risulta invece vana nel prevenire la ricontaminazione batterica, fenomeno che in genere avviene ogni 30 minuti, determinando, di fatto, la persistenza dei microrganismi patogeni.

Alla luce di questi dati risulta evidente come l’igenizzazione mediante agenti chimici non può garantire un ambiente ospedaliero sano e sicuro, in quanto incapace di mantenere l'ambiente sanificato nel tempo.

Appare evidente, quindi, la necessità di identificare metodologie alternative in grado di contrastare efficacemente la contaminazione, la persistenza e la trasmissione dei patogeni in ambiente ospedaliero.

Motivata da tale esigenza, la nostra ricerca ci ha consentito di sviluppare un innovativo rivestimento auto-sanificante basato su un principio attivo naturale altamente efficace a contrastare la resistenza batterica.

Nel tentativo di ridurre al minimo il rischio infettivo per i pazienti ospedalizzati e di evitare l'aumento della resistenza ai farmaci e dell'impatto ambientale, pertanto, il trattamento delle superfici ospedaliere mediante prodotti auto-sanificanti basati su principi attivi naturali, in grado di rallentare o addirittura annullare la diffusione batterica, appare la scelta più efficace e conveniente.


(1) Bacterial contamination of inanimate surfaces and equipment in the intensive care unit. Russotto V, Cortegiani A, Raineri SM, Giarratano A. J Intensive Care. 2015 Dec 10;3:54. doi: 10.1186/s40560-015-0120-5. eCollection 2015. Review. (2) Attributable deaths and disability-adjusted life-years caused by infections with antibiotic-resistant bacteria in the EU and the European Economic Area in 2015: a population-level modelling analysis. Cassini A, Högberg LD, Plachouras D, Quattrocchi A, Hoxha A, Simonsen GS, Colomb-Cotinat M, Kretzschmar ME, Devleesschauwer B, Cecchini M, Ouakrim DA, Oliveira TC, Struelens MJ, Suetens C, Monnet DL; Burden of AMR Collaborative Group. Lancet Infect Dis. 2019 Jan;19(1):56-66. doi: 10.1016/S1473-3099(18)30605-4. Epub 2018 Nov 5. (3) Report Italiano PPS2 2016/2017 - Studio di prevalenza italiano sulle infezioni correlate all’assistenza e sull’uso di antibiotici negli ospedali per acuti – Protocollo ECDC http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2791_allegato.pdf. (4) Role of hospital surfaces in the transmission of emerging health care-associated pathogens: norovirus, Clostridium difficile, and Acinetobacter species. Weber DJ, Rutala WA, Miller MB, Huslage K, Sickbert-Bennett E. Am J Infect Control. 2010 Jun;38(5 Suppl 1):S25-33. doi: 10.1016/j.ajic.2010.04.196. Review. (5) Varying activity of chlorhexidine-based disinfectants against Klebsiella pneumoniae clinical isolates and adapted strains. Bock LJ, Wand ME, Sutton JM. J Hosp Infect. 2016 May;93(1):42-8. doi: 10.1016/j.jhin.2015.12.019. Epub 2016 Jan 21